A che età sterilizzare?

Dott.ssa Chiara Dissegna  – Dott.ssa Maria Grazia Ghisalberti

Sterilizzare o meno e, in quale momento della vita, varia a seconda dell’età del soggetto e della nazione di appartenenza. I fattori  che entrano in gioco sono molteplici, personali e sociali,: religione, dove si abita,  stile di vita. Da sempre l’argomento è  stato oggetto di dibattiti e polemiche: in un articolo del 1998 la sterilizzazione viene descritta come “lo strumento di despoti e tiranni” e l’autore parla di “eununchi canini”, condannati a trascorrere la loro vita in un crepuscolo fisico e mentale (Coffey DJ. Sexual mutilation, Vet Times 1998; Dec:34). L’autore si chiede anche di come una professione che si definisce protettrice del benessere e della salute animale possa così impunemente piegarsi al volere della comodità umana e del proprio guadagno. In certi paesi la sterilizzazione è considerata una pratica non etica ed è vivamente sconsigliata anche dai veterinari. In Norvegia è addirittura illegale praticarla su cani e gatti femmine.

Tutt’altra cosa negli Stati Uniti dove dalla  metà del ‘900, l’ovaristerectomia  viene effettuata dai 3 ai 6 mesi e la castrazione a 4 settimane di vita. Questa tempistica nasce dalla precisa richiesta di una  società puritana e sessuofoba di controllare le manifestazioni sessuali, degli animali domestici,  che  iniziano proprio a questa età ad avere il ruolo di animali da compagnia nelle case,  non certo dalla ricerca del benessere del cucciolo. Nel tempo si è aumentata l’età di intervento fino ai 6-9 mesi; molti veterinari consigliando addirittura di procedere prima del primo estro.

Assurda anche la prassi di obbligare chi adotti un cane da un pubblico canile a sterilizzarlo per prevenire il randagismo; dal momento in cui adotta il cane il proprietario diventa responsabile del suo futuro.

Sterilizzazione prepubere

Nella femmina di cane la pubertà si manifesta dai 6 ai10 mesi per i soggetti di piccola taglia, mentre le razze di taglia grande sono più tardive e possono presentare il primo calore anche a 2 anni. Occorre comunque attendere il terzo-quarto calore o il terzo anno di vita per ottenere la capacità riproduttiva ottimale.

Nella gatta la pubertà è in genere raggiunta a 6-9 mesi d’età, con un range che oscilla tra i 4 e i 18 mesi. Diversi fattori quali la razza, il peso e la stagione contribuiscono alla variabilità di tale valore: le razze a pelo corto sono precoci rispetto a quelle a pelo lungo, inoltre il primo calore non si manifesta prima che il soggetto abbia raggiunto i due terzi del peso adulto o almeno i 2,3-2,5 kg di peso. Il fotoperiodo rimane comunque la variabile che , in questa specie, incide maggiormente sul raggiungimento della maturità sessuale, che di solito avviene con l’aumento delle ore di luce durante la giornata; sono infatti necessarie 14 ore di luce giornaliere per stimolare l’asse ipotalamo-ipofisi a produrre gonadotropine. Ne deriva che le gatte nate all’inizio dell’anno raggiungeranno la pubertà solo l’anno seguente, mentre quelle nate in estate o in autunno saranno mature già la primavera successiva.

Il maschio raggiunge la pubertà tra i 6 e i 12 mesi vita. Dipende soprattutto dalla razza: le taglie grandi sviluppano più lentamente rispetto a quelle piccole ed comune che sia necessario aspettare fino ai 18 mesi per utilizzare un maschio di razza gigante per la riproduzione. L’età della pubertà è influenzata da fattori genetici, ma anche da fattori ambientali e nutrizionali.

Sotto il profilo della tecnica chirurgica la gonadectomia in un animale giovane è senza dubbio più sicura chirurgicamente parlando: l’incidenza di complicazioni post intervento nel breve periodo è molto bassa (10%) e solitamente si tratta di problemi minori.

Le complicazioni a lungo termine della gonadectomia prepuberale includono immaturità dei genitali esterni, incontinenza e cistite, problemi di crescita e cambiamenti caratteriali.

La presenza di una vulva infantile, con ripiegamento delle labbra, aumenta il rischio di dermatite vulvare (Spai net al 2004).

Il rischio di obesità non dipende dall’età in cui viene sterilizzato l’animale, aumenta indipendentemente, ma nell’adulto sembra  dare uno stimolo minore all’aumento di peso.

Il rischio dell’incontinenza urinaria aumenta nelle femmine sterilizzate prima dei 5 mesi di età e ancora di più in quelle con meno di tre mesi.

Anche il rischio di cistite aumenta nelle femmine castrate prima dei 5 mesi di età (Spai net al 2004).

Gli effetti della gonadectomia prepuberale sul comportamento dipende dalla specie e dal sesso.

Nei cani è stato registrato un aumento dell’aggressività e dell’abbaio contro famigliari e sconosciuti, un aumento della paura ai rumori, un aumento dei comportamenti sessuali ma una diminuzione dell’ansia da separazione e della minzione in casa.

Nei gatti castrati prima dei 5 mesi c’è una diminuzione dell’attività e un aumento della timidezza nei confronti degli estranei.

Valutato tutto questo e messo al corrente il proprietario delle problematiche che seguono l’intervento (vedi sezione svantaggi), viene comunque deciso di intraprendere la via della chirurgia, noi consigliamo di attendere almeno il  terzo-quarto calore o il terzo anno di vita, quando la femmina si è sviluppata completamente dal punto di vista fisico ed endocrino, questo in considerazione dell’età ideale del primo parto : il terzo calore.

In quale momento del ciclo riproduttivo?

Lo stadio ideale per la gonadectomia è l’anestro. Questo è particolarmente vero per le giovani, nelle quali sterilizzare in proestro o estro aumenta il rischio di complicazioni post chirurgiche, mentre in diestro aumenta il rischio di false gravidanze (poiché la diminuzione improvvisa del progesterone sierico causa un picco della concentrazione di prolattina che mette in funzione le mammelle).

Nelle giovani il momento migliore è l’anestro (2,5-5,5 mesi dopo l’inizio del proestro).

Il dosaggio del progesterone sierico può essere utile se non si conosce la storia dell’animale.

Non esistono studi specifici sul periodo migliore per i felini.

Rimuovere solo le ovaie o ovaie e utero?

La scuola anglosassone apparentemente pragmatica…. rimuove tutto, basandosi sul concetto che “…tutto quello che viene rimosso non può causare patologia…”

La scuola “ latina ” invece consiglia di rimuovere solo le ovaie e lasciare che l’utero involva naturalmente.

Le differenze sono soprattutto a livello chirurgico: le complicazioni sono maggiori se togliamo anche l’utero.

Se non esistono ragioni mediche, è considerato eticamente scorretto praticare l’ovaristerectomia al posto dell’ovariectomia.

In casi di specifica indicazione di ovaristerectomia, è consigliabile non rimuovere la cervice poiché riveste un ruolo importante nell’isolamento della cavità addominale dall’esterno nelle femmine castrate.

BIBLIOGRAFIA

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