Ipotesi del meccanismo d’azione

Dott. Mauro Dodesini – mauro.dodesini@omeopatiapossibile.it

Un risultato così eclatante non deve accontentarci ma incuriosirci ulteriormente :come può accadere che un malato lesionale recuperi una mobilità normale e non manifesti più dolore nella maggioranza dei casi in tempi relativamente brevi ?

L’equilibrio fisico effettivamente prevale su quello anatomo-patologico ma poi deve tradursi in una struttura anatomica che giustifichi il contenimento di un’articolazione.

La profondità d’azione della Medicina Omeopatica ci aiuta a distinguere la causa dall’effetto.

Nel numero 27 del Medico Omeopata edito nel Dicembre 2004 pubblicai un articolo riguardante l’effetto della terapia omeopatica in 64 cani affetti da displasia dell’anca.

In quell’occasione scrissi : “ si nota sempre che la capsula articolare nella sua parte dorsale diventa fibrotica e ipertrofica ed è in grado di contenere la testa femorale , anche se questo non può giustificare da solo l’incredibile recupero dell’animale.

Una chiave di lettura ci era già offerta da madre natura : quanti cani che non presentano una sintomatologia dolorosa sottoposti ad esame radiografico per altri motivi mostrano una grave displasia.

Dobbiamo concludere che con una terapia omeopatica ben condotta poniamo la Vis Medicatrix Naturae nella condizione ottimale per il recupero. “

Oggi possiamo così formulare un’ipotesi logica della risposta positiva alla terapia omeopatica nel caso di displasia dell’anca :

a) la capsula articolare si stabilizza diventando ipertrofica e fibrotica .

b) l’assenza di dolore permette l’appoggio dell’arto e il suo relativo uso che a sua volta determina :

c) la mancata atrofia e il successivo sviluppo della componente muscolare : bicipite e quadricipite femorale che permettono il contenimento dell’articolazione e quindi la possibilità di svolgere tutti i movimenti richiesti dal paziente .

Queste tre componenti sono sinergiche tra di loro e non vanno interpretate necessariamente in ordine consequenziale : la concretizzazione di questo equilibrio giustifica il pieno recupero funzionale del paziente .

E’ più soddisfacente l’ipotesi del Prof. Bellavite che parla di Biodinamica e non più di omeostasi : la vita è la ricerca di un continuo equilibrio non il mantenimento di uno status .

Perché consigliare la terapia omeopatica ad un paziente ortopedico ?

Non solo perché economica ma perché rispetta l’integrità anatomo-funzionale del soggetto. La bontà di quest’interpretazione ci è confermata tutti i giorni dalla difficile, lenta e talvolta dolorosa risposta alla terapia del paziente sottoposto ad intervento chirurgico : parlare di alterazione dell’integrità di un sistema allora non è più filosofia ma clinica e l’interpretazione che ne risulta è talmente profonda e la soddisfazione talmente appagante da sostenerci quando le difficoltà che riscontriamo quotidianamente sembrano soverchiarci.