Sintomatologia

Dott.ssa Claire Palopoli – claire.palopoli@libero.it

 

Diversi fattori influenzano l’andamento clinico della malattia nei gatti colpiti da FeLV;

molto importante è l’età al momento dell’infezione:

la sensibilità verso di questa è infatti maggiore nei soggetti giovani e, sebbene si trovino individui positivi di tutte le età, la frequenza dell’infezione diminuisce con l’aumentare dell’età.

Quando inoltre vengono infettati i gatti più anziani, questi mostrano sintomi molto più lievi e rimangono apparentemente in buona salute per periodi di tempo più lunghi.

Come è stato precedentemente sottolineato, altri fattori importanti sono il ceppo virale, la carica infettante e la durata dell’esposizione e, soprattutto, lo stato immunitario del gatto.

 

In generale i quadri clinici riconducibili all’infezione da FeLV sono estremamente variabili;

inizialmente il gatto può presentare febbre, ottundimento del sensorio, diarrea, leucopenia e anche una linfoadenopatia generalizzata a volte così imponente da far pensare a un linfoma.

A volte però queste manifestazioni non sono così marcate e possono passare inosservate.

Successivamente, di solito nell’arco di 3 anni dal momento dell’infezione, compaiono le patologie più tipicamente associate al virus.

Queste patologie, diverse dal punto di vista clinico, sono comunque mortali, in un lasso di tempo variabile, per circa il 70% dei soggetti.

Le forme principali sono: forme linfoidi maligne, anemia non rigenerativa, anemia rigenerativa, sidrome “simil-panleucopenica”, varie malattie legate all’immunosoppressione indotta dal virus e varie patologie immunomediate.

Per quanto riguarda in particolare le forme linfoidi maligne è necessario sottolineare che i gatti positivi al FeLV hanno un rischio circa 60 volte maggiore di quelli non infettati di sviluppare un lifoma.

Il linfoma non è però una diretta conseguenza dell’azione virale; sembrerebbe invece che il processo di replicazione virale possa provocare mutazioni del DNA della cellula ospite con successiva alterazione dei meccanismi di controllo del ciclo cellulare e quindi, in ultima analisi, comparsa di cloni cellulari a rapida replicazione.

La forma tumorale più frequentemente diagnosticata in corso di infezione da FeLV è il linfoma timico spesso associato a versamento pleurico. Frequenti anche le forme multicentriche.

Meno comunemente vengono diagnosticate anche forme renali spinali e atipiche, mentre il linfoma intestinale è quello meno rappresentato.

 

L’anemia è un altro sintomo clinico importante e molto frequente in corso di infezione da FeLV;

è causata dall’infiltrazione primaria  delle cellule totipotenti del midollo osseo e delle cellule stromali che ne costituiscono il supporto vitale da parte del virus e rappresenta una risposta non specifica presente in tutte le malattie croniche.

Tale anemia è spesso di tipo non rigenerativo: si tratta di una forma di aplasia pura delle cellule rosse caratterizzata da una marcata deplezione e arresto di maturazione dei precursori dei globuli ossi a livello di midollo osseo.

Più raramente può comparire un’anemia di tipo rigenerativo associata in genere ad una contemporanea infezione da Haemobartonella felis o ad anemia emolitica autoimmune.

I gatti infettati dal FeLV sono infatti spesso soggetti a forme patologiche immuno-mediate: in seguito alla eccessiva e caotica risposta immunitaria indotta dal virus si possono avere anemia emolitica, nefrite glomerulare, febbre, etc…

Si può assistere inoltre ad una “sindrome simil-panleucopenica” sovrapponibile, dal punto di vista clinico, alla parvovirosi felina equindi caratterizzata da panleucopenia ed enterite.

Infine si ricordano le infezioni secondarie legate all’immunodepressione a carico soprattutto dell’apparato respiratorio, urinario e gastroenterico. In particolare le stomatiti ulcero-proliferative sono le forme patologiche che più frequentemente si osservano nei gatti con infezione cronica. Spesso in questi casi viene isolato anche il Calicivirus che, sebbene la reale eziologia della sindrome sia ancora oggi poco chiara, rappresenta certamente un importante fattore co-infettivo..

Queste stomatiti sono generalmente molto dolorose e impediscono ai gatti di alimentarsi; iniziano nelle fauci e progrediscono rostralmente, causando spesso anche la perdita dei denti.

Altre infezioni comunemente associate a FeLV sono l’emobartonellosi e la FIP (peritonite infettiva felina). Abbastanza frequente è anche la coinfezione FIV-FeLV, soprattutto nei gatti randagi.

È necessario però ricordare che, anche se il FeLV causa un abbassamento delle difese immunitarie,  non necessariamente tutte le infezioni concomitanti sono effettivamente dovute  all’azione del virus stesso.

Inoltre, dal punto di vista clinico, è fondamentale capire che molti dei sintomi presenti in queste sindromi sono curabili, anche se a volte è necessario un approccio terapeutico più aggressivo e i risultati sono meno duraturi nel tempo.

 

Per quanto riguarda le alterazioni emato-chimiche, l’unica alterazione presente, almeno inizialmente, da collegare direttamente alla positività al virus, è una iperproteinemia causata sostanzialmente all’aumento delle gammaglobuline, con picco policlonale.