Livellamento Plateau Tibiale

TPLO (Tibial Plateau Leveling Osteotomy)

Dott. Mauro Dodesini – mauro.dodesini@omeopatiapossibile.it

 

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La spinta tibiale craniale (A) viene neutralizzata dall'osteotomia livellante del plateau tibiale fino a raggiungere un equilibrio con la trazione esercitata dai muscoli posteriori della coscia e dal muscolo bicipite femorale (B). La tibia risulta funzionalmente stabilizzata dalla trazione caudale (B), cui si oppone passivamente il legamento crociato caudale. La placca da osteotomia livellante del plateau tibiale (C) mantiene in sede i segmenti ossei durante il processo di guarigione. Da Bojrab, Tecnica chirurgica, Ed. Utet 2001

Obiettivo:

Riduzione della spinta tibiale craniale e incremento l’efficacia dei muscoli della parte posteriore della coscia. Fisiologicamente questo equilibrio viene ottenuto dall’azione del LCA e del corno caudale del menisco mediale.

Indicazioni:

  1. In caso di lesione parziale del LCA, senza lesione del corno caudale del menisco. Questa lesione parziale del LCA precede sempre la lesione del corno caudale del menisco mediale : è l’effetto più evidente della spinta tibiale craniale alterata. In questo caso non riscontriamo sintomi così come non rileviamo degenerazioni artrosiche. La TPLO senza artrotomia  proteggerebbe l’integrità del legamento parzialmente lesionato da ulteriori danni causati dalla spinta tibiale craniale.
  2. Prevenzione della rotazione del plateau tibiale e varismo del ginocchio. L’eccessiva rotazione del plateau tibiale sottopone a intense sollecitazioni il legamento crociato posteriore causandone lo stiramento. Il varismo del ginocchio associato a torsione interna della tibia viene rilevata in oltre il 50% dei Rottweiler. Con la TPLO ci si propone di tenere sotto controllo la spinta tibiale craniale e le forze di intra-rotazione responsabili del fallimento delle tecniche di trasposizione della testa della fibula, sutura embricante laterale, sutura laterale fabello-tibiale.
  3. Nei cani anziani la progressiva riduzione della forza del muscolo bicipite femorale e degli altri muscoli della coscia, associata all’incremento di peso non protegge più il LCA dagli effetti negativi della spinta tibiale craniale. Assistiamo ad una serie di micro lesioni che esitano nella rottura del LCA.

Per chiarimenti sull’inquadramento della patologia si consiglia di visionare la pagina: rottura patologica del LCA: eccessiva inclinazione del piatto tibiale

Finalità:

un normale ritorno all’attività lavorativa nel lungo periodo attraverso il controllo della spinta craniale tibiale ottenuto con il livellamento del plateau tibiale

Analogia per facilitare la comprensione del principio della TPLO:

Immaginiamo di avere parcheggiato un carro su una collina.

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da Bojrab, Tecnica chirurgica, ed.UTET 2001

Il peso del carro, rappresentato dalla lettera C ( la compressione assiale), viene trascinato verso il basso dalla forza di gravità.

Si determina quindi la creazione di una forza rappresentata dalla lettera D di intensità direttamente proporzionale alla inclinazione del piano inclinato.

Il legamento crociato craniale rappresentato dalla lettera F viene tesa tra il carro e un idrante.

Un cuneo rappresentato dalla lettera E ( il menisco) viene inserito dietro alla ruota ( il condilo).

Questo equilibrio evita lo scivolamento del carro lungo la collina.

L’analogia con l’articolazione del ginocchio è evidente : quando si rompe il LCA avviene lo spostamento della tibia in direzione craniale e viene lesionato il menisco mediale.

 

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da Bojrab, Tecnica chirurgica, ed.UTET 2001

Modalità di esecuzione

non prevede la ricostruzione del LCA ma attraverso una modificazione dell’inclinazione del plateau tibiale si vogliono incrementare l’azione contenitiva del muscolo bicipite femorale e dei muscoli posteriori della coscia.

Tecnica chirurgica:


Si esegue un’incisone cutanea cranio mediale dalla regione della rotula al terzo superiore della tibia.

Si attua un’artrotomia para patellare mediale e si lussa cranialmente la rotula.

Ispezionato il cavo articolare si rimuovono i monconi sfilacciati del LCA e il lembo a “ manico di secchio “ del corno caudale del menisco mediale che si libera.

Vengono scollate dalla corticale le inserzioni dei muscoli gracile e semitendinoso e il ventre caudale del m. sartorio prestando attenzione a mantenere integro il legamento collaterale mediale.

Si realizza l’osteotomia livellante del plateau tibiale parallela al tendine patellare secondo la struttura e l’allineamento del paziente.

Con una sega si pratica un taglio cilindrico sulla parte prossimale della tibia.

Successivamente la porzione prossimale della tibia viene ruotata fino a livellare il plateau tibiale.

Le due parti dell’osso osteotomizzate vengono fissate con una placca da osteotomia livellante del plateau tibiale.

 

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L'osteotomia livellante del plateu tibiale ruota (freccia) il plateau tibiale (A) fino a farlo risultare inclinato di 5° rispetto alla perpendicolare alla linea tra i centri di rotazione di ginocchio e garretto (B). La placca da osteotomia livellante del plateau tibiale (C) stabilizza la porzione prossimale della tibia contro la porzione distale per mezzo di fori a compressione disposti radialmente ed assicura una fissazione interna rigida in grado di garantire la guarigione ossea.

Periodo post-operatorio:

Fino alla confermata unione dei due monconi ossei verificata con esame radiografico i pazienti vanno confinati in gabbia, in casa o tenuti strettamente al guinzaglio.

Il muscolo bicipite femorale nel periodo successivo all’intervento si atrofizza parecchio e per recuperare il suo sviluppo gi sono necessari almeno sei mesi.

I cani cominciano ad appoggiare l’arto “ in punta “ in un periodo compreso tra tre giorni e tre settimane.

Se tra la seconda e la sesta settimana il proprietario non riesce a controllare il cane è consigliata anche la sedazione farmacologica.

Nelle successive tre settimane il cane è da tenere al guinzaglio lungo mt 3, che nelle successive tre settimane diventa si allunga fino a mt 6.

Normalmente il cane trascorsi quattro mesi dall’intervento può correre moderatamente al guinzaglio. Gli sono comunque precluse le attività che più lo possono “ eccitare “ e il gioco con altri cani.

Cinque criteri valutativi dell’intervento :

  1. ripristino della completa flessione del ginocchio. E’ valutabile con il sit test : il cane “ accosciato “ è seduto simmetricamente. Quando sono concomitanti artropatie croniche ed osteofiti sul platea tibiale caudale non raggiungono la completa flessione a causa dell’interferenza meccanica degli osteofiti.
  2. completo ripristino dello sviluppo della muscolatura in 3-4 mesi.
  3. articolazione del ginocchio non dolente e non infiammata in 3-4 mesi. alla palpazione si verifica la consistenza fibrosa e non più “ spongiosa “ della capsula.
  4. arresto della progressione dell’artrosi confermata dall’esame radiografico.
  5. Ripristino completo della funzionalità dopo 4 mesi circa.