Rabbia

Rabbia

Dott.ssa Chiara Dissegna – chiara.dissegna@libero.it


La rabbia è una malattia infettiva acuta, scarsamente contagiosa, con manifestazioni a carico del sistema nervoso centrale rapidamente progressive, sostenuta da un virus appartenente alla famiglia dei rabdovirus, genere Lyssavirus. La sua diffusione è pressoché mondiale ad eccezione di Australia, Regno Unito, Giappone e Paesi Scandinavi. Colpisce animali selvatici e domestici e si può trasmettere all’uomo (zoonosi) e ad altri animali attraverso il contatto con saliva di animali malati e/o infetti, quindi con morsi, ferite, graffi, soluzioni di continuo della cute o contatto con mucose anche integre. Il cane, per il ciclo urbano,  e la volpe, per il ciclo silvestre, sono attualmente gli animali maggiormente interessati sotto il profilo epidemiologico, tuttavia sono coinvolti come reservoir anche il racoon dog (Nyctereutes procyonoides) e diverse specie di pipistrelli insettivori.

La malattia determina una encefalite con decorso clinico caratterizzato da due possibili forme forma furiosa e forma paralitica entrambe con una prima fase caratterizzata da sintomi generici  e poco specifici a carico del sistema respiratorio, gastrointestinale e il sistema nervoso centrale (variazioni nel comportamento). Data l’elevata letalità che la caratterizza, la rabbia rappresenta una malattia a notevole impatto sociale, poiché non esiste terapia dopo la comparsa dei sintomi. La prevenzione su base vaccinale, sia pre-esposizione che post-esposizione, riveste dunque un ruolo determinante per la gestione della malattia negli animali e negli uomini.

Problemi di sanità pubblica


Notevole impatto di sanità pubblica poiché non esiste terapia dopo la comparsa dei sintomi. La prevenzione su base vaccinale riveste un ruolo determinante. Il vaccino si applica sia per la profilassi pre-esposizione (vaccinazione al giorno: 0-7-28) sia per quella post esposizione (vaccinazione al giorno: 0-3-7-14-28-90). È stata valutata la possibilità di ridurre da 5 a 4 le somministrazioni di vaccino nel trattamento post esposizione, considerato che al quattordicesimo giorno (dopo la quarta somministrazione), il titolo anticorpale ha già raggiunto il suo massimo e non risulta essere ulteriormente influenzato dalla quinta somministrazione. Nei
casi studiati, la protezione garantita da quattro somministrazioni di vaccino, oltre alla somministrazione di gammaglobuline, è stata sufficiente a prevenire lo sviluppo della malattia.
Per le categorie a rischio si raccomanda la vaccinazione pre-esposizione e il monitoraggio del titolo anticorpale. Si esegue il richiamo della vaccinazione solo quando il titolo scende al di sotto di 0,5 UI/ml, titolo minimo protettivo stabilito dall’OMS (1992).
In Italia, in tempi recenti non risultano casi di rabbia autoctoni nell’uomo. Vanno ricordati due casi di importazione (India e Nepal) negli anni ’70 e uno (Nepal) nel 1996.

Eziologia

Il virus appartiene alla famiglia Rhabdoviridae, genere Lyssavirus. E’ un virus a RNA a singola elica elicoidale. E’ un virus di medie dimensioni (75*180 nm) con forma a “proiettile”.

Dal 1956 sono stati isolati 4 sierotipi e 5 genotipi di questo virus:

  • RabV1: è il virus strada, con diffusione mondiale, dai carnivori domestici ai selvatici ed è il cosiddetto “virus Pasteur”.
  • LabV2 (Lagos bat virus): isolato in Nigeria dai pipistrelli frugivori
  • MokV3 (Mokola): isolato in Nigeria dal toporagno
  • DuvV (Duvenhage) con 3 genotipi: 4DuvV (isolato da un cervello umano in Sud Africa nel 1984), 5EBV-1 (isolato da pipistrelli nel Nord Europa) e 6EBV-2 (isolato da un uomo in Finlandia e da pipistrelli in Ucraina).

Tutte queste varietà ci permettono di capire come e quanto il virus si sia evoluto nel tempo e nello spazio, modificando il suo aspetto e il suo rapporto con l’ospite. Gli studi genetici hanno evidenziato molte differenze e disparità tra i diversi ceppi ma nonostante ciò si è dimostrata comunque una protezione sovrapposta: la copertura immunitaria data dal RabV1 è sufficiente per coprire tutti gli altri sierotipi.

Resistenza del virus

Non è un virus molto resistente. E’ sensibile ai saponi, ai sali quaternari di ammonio e ai raggi UV. E’ altamente sensibile alle variazioni di pH. Si conserva un mese un mese a 0° e più lungo a -20°.