Ovariectomia e ovariosterectomia e ghiandola mammaria

Dott.ssa Chiara Dissegna – chiara.dissegna@gmail.com

Secondo lo studio di Schneider e collaboratori del 1969, le cagne sottoposte a ovariectomia o ovarioisterectomia prima del primo anno di età hanno un rischio dello 0,5 %di sviluppare neoplasie mammarie, tra il primo ed il secondo ciclo un rischio dell’8%, dopo il secondo ciclo del 26%; non vi è alcuna differenza di incidenza tra animali interi e quelli ovariectomizzati dopo il secondo anno di vita (Taylor et al., 1976). Questo ha fatto pensare che l’effetto benefico dell’asportazione delle gonadi femminili fosse di tipo dose-dipendente; l’effetto sarebbe chiaramente maggiore in quei pazienti con nessuna o minima esposizione agli ormoni ovarici e diminuirebbe rapidamente entro i primi 2 anni di vita.

Con percentuali minori, anche i pazienti non interi possono tuttavia sviluppare una neoplasia mammaria ed in molti studi non è stato registrato un maggior tempo di sopravvivenza di questi rispetto ai soggetti interi.

Esiste una relazione tra l’espressione recettoriale tumorale e lo stato ormonale della cagna: un ambiente povero di estrogeni (animale non intero) favorirebbe la crescita dei subcloni neoplastici ER -; un ambiente ricco di estrogeni (animale intero) favorirebbe i subcloni ER +. Secondo questa teoria quindi, un cane che rimane intatto fino all’escissione chirurgica della neoplasia avrebbe una maggior probabilità di avere un tumore ER + e quindi di poter godere dei benefici di una terapia ormonale. Al contrario, un animale che non ha mai subito l’azione degli estrogeni svilupperà più probabilmente tumori ormono-dipendenti.

Bibliografia:

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Mainenti ” Valutazione immunoistochimica dell’espressione dei recettori per estrogeni e progesterone nel tumore mammario canino: relazione con aspetti clinici e patologici” Tesi di laurea