PROGNOSI

Le patologie degenerative sono caratterizzate da un progressivo e continuo avanzamento.

In questi casi la prognosi varia a seconda del momento in cui viene effettuata la diagnosi (fase iniziale o inoltrata della patologia stessa), dalla velocità di insorgenza dei sintomi e dalla loro progressione, dalla pianificazione di una terapia adatta a contrastare il degrado che avanza.

Tenuto conto che l’insorgenza dei sintomi è subdola ed avviene in età avanzata, è possibile che la patologia non venga riconosciuta immediatamente; inoltre la sensibilità dei proprietari porta a mantenere in vita il paziente fino all’insorgenza della disfagia senza arrivare allo stadio terminale di difficoltà respiratoria.

In questi termini la prognosi si è visto varia dai 2 ai 12 mesi₆, con un sensibile aumento dell’aspettativa di vita in soggetti sottoposti ad intensa e controllata fisioterapia.

 

TERAPIA

Purtroppo non esiste unità di vedute da parte di diversi Autori nella terapia più adatta alla progressione di tali patologie. Il motivo è semplicemente che non esiste una terapia risolutiva, ma si può solamente cercare di rallentare il cammino delle patologie neurodegenerative.

Spesso l’incipit della Mielopatia Degenerativa viene trattato con antinfiammatori in quanto si sospetta una infiammazione che causa la sintomatologia sopra descritta; inutile dire che in questo modo non si va a trattare la patologia in sé ma si nascondono, e non sempre, i sintomi di quest’ultima.

L’ipotesi che una alterazione del sistema immunitario, con la sintesi di autoanticorpi (rivolti quindi erroneamente alla distruzione di strutture appartenenti all’organismo), sia la causa scatenante ha spinto i Colleghi ad utilizzare farmaci soppressori l’attività del sistema immunitario.

Una nuova tecnica consiste nella somministrazione di neurosteroidi a soggetti afflitti da patologie neurodegenerative, in quanto l’azione di questi ormoni è quella di proteggere i neuroni da insulti vari; nel nostro caso andrebbero a ridurre i disordini associati alle patologie neurodegenerative₇.

Si è notato come un esercizio fisico mirato ed intenso permetta di mantenere una tonicità muscolare discreta, arrivando anche a triplicare l’aspettativa di vita in alcuni soggetti₆.

Da un punto di vista chirurgico invece è comunemente riconosciuta l’impossibilità di poter agire nei confronti di queste patologie.

 

1 – S. Sisò et al. 2006 – Neurodegenerative diseases in domestic animals: a comparative review – The Vet. Journal 171 (2006) 20-38.
2 – TW. Fossum et al. 2007 – Small Animal Surgery, third ed.
3 – T. Awano et al. 2008 – Genome-wide association analysis reveals a SOD1 mutation in canine degenerative myelopathy thath rensembles amyotrophic lateral sclerosis – Proc Ntl Acad Sci USA 2009, 169, 2794-2799.
4 – R. Clemmons 1992 – Degenerative Mielopathy – Vet. Clin. North Am. Small Anim. Pract. 22, 965-971.
5 – JR Coates, FA Wininger 2010 – Canine Degenerative Myelopathy - Vet. Clin. North Am. Small Anim. Pract. 40, 929-950.
6 – I Kathmann et al 2006 – Daily controlled physiotheraphy increases survival time in dogs with suspected Degenerative Myelopathy – J Vet Intern Med 20, 927-932.
7 – GF Yarim 2012 – A new strategy in treatment of neurodegenerative diseases: Neurosteroids – Ankara Univ Vet Facultesi Dergisi
8 – PE Johnston et al 2000 – Central Nervous System pathology in 25 dogs with chronic degenerative radiculomielopathy – Vet Rec 146, 629-633.