Reazioni sistemiche al vaccino

Dott.ssa Chiara Dissegna – chiara.dissegna@libero.it

  • Reazioni sistemiche non specifiche. Anoressia, letargia, febbre, inappetenza e indolenzimento sono i più comuni sintomi legati al vaccino. Insorgono dopo alcune ore dalla vaccinazione e possono durare per 24-36 ore. Questi fenomeni sono provocati da varie cause come l’azione di endotossine, la replicazione “in vivo” di microrganismi (nel caso di vaccini vivi modificati), la tossicità dell’adiuvante e la reattività del sistema immunitario. Solitamente sono di lieve entità, ma in alcuni casi possono essere talmente gravi da richiedere una terapia di supporto. Queste reazioni, già definite come “di tossicità normale” legata alla vaccinazione, non devono creare sorpresa, in quanto il vaccino è fatto proprio per stimolare una risposta immunitaria. Per rendersi conto di quanto siano frequenti, in uno studio fatto su 2288  gatti adulti e non, queste reazioni sono state registrate nel 1,2% dei casi ed erano legate soprattutto all’uso di vaccini polivalenti e nei soggetti di oltre un anno di età.
  • Reazioni di ipersensibilità di tpo I (anafilassi). Questo tipo di reazione è quella che si registra con più frequenza. Si tratta di una reazione mediata dalle IgE che coinvolge principalmente i tessuti linfoidi associati alle superfici corporee quali la cute, gli intestini e i polmoni. Nella reazione di tipo 1 classica, l’interazione fra antigene e mastociti o le IgE basofile determina la degranulazione cellulare e il rilascio di amine vasoattive innescando poi la produzione di citochine e di diversi mediatori dell’infiammazione. I sintomi clinici dell’anafilassi variano a  seconda della specie animale, sebbene le più gravi comportino in tutte le specie il collasso cardiovascolare, cioè lo shock anafilattico.
  1. CANE. Per quanto riguarda le reazioni anafilattiche, la sintomatologia più comune è a carico della cute (solitamente orticaria sul muso e sui padiglioni auricolari) e del tratto gastroenterico (vomito con o senza diarrea), meno colpito l’apparato respiratorio.
  2. GATTO. Nel gatto invece l’apparato più colpito sembra essere quello gastroenterico (vomito con o senza diarrea), segue quello respiratorio e poi la cute.
  • Ipersensibilità di II tipo (citotossico). Questa reazione prevede la distruzione delle cellule ad opera degli anticorpi. Un esempio è la rimozione fagocitaria degli antigeni legati alle piastrine quando questi  vengono opsonizzati dagli anticorpi.  Questo fenomeno può spiegare la transitoria trombocitopenia rilevata in alcuni studi. Se un vaccino contiene normali antigeni cellulari, come ad esempio antigeni eritrocitari, può indurre la formazione di anticorpi antieritrociti che a loro volta possono portare ad un’anemia emolitica immuno-mediata.
  • Ipersensibilità di tipo III (mediata da immunocomplessi). Questa reazione implica lo sviluppo di immunocomplessi antigene-anticorpo. Un esempio di ipersensibilità di III tipo è rappresentano da quella particolare condizione patologica denominata “occhio blu”: il nome deriva dall’edema corneale causato dai complessi antigene-anticorpo che può insorgere in seguito alla somministrazione di vaccini a base di adenovirus-1 vivo e modificato o nel corso dell’infezione con il virus selvaggio. I vaccini moderni contengono oggi frazioni di adenovirus-2 che non causano questo problema.
  • Malattie autoimmuni. La vaccinazione è stata legata ad una serie di malattie autoimmuni (soprattutto nel cane), compresa l’anemia emolitica immunomediata, trombocitopenia, polineurite e poliartrite. Ancora una volta però non ci sono dati che definiscano il meccanismo di associazione tra questi disturbi e il vaccino.
  • Virulenza del vaccino. La virulenza residuale dei vaccini vivi-modificati può essere causa di reazioni avverse negli animali; esse possono essere addebitate al prodotto impiegato oppure al soggetto a cui è stato somministrato. I vaccini contenenti herpesvirus e calicivirus vivi modificati possono causare starnuti e scolo nasale a distanza di 4-9 giorni dalla vaccinazione anche in gatti sani regolarmente vaccinati  semplicemente a causa della virulenza residuale del virus attenutato. Sempre legate alla vaccinazione per il calicivirus sono state registrate forme di poliartropatia: sono stati infatti evidenziati gli antigeni nei macrofagi sinoviali sia di gatti vaccinati con un prodotto vivo modificato che in gatti esposti a virus selvaggio. L’età dei pazienti influenza molto la possibilità di reazioni avverse da virulenza residua: ad esempio, microrganismi attenuati che sono ritenuti sicuri per un adulto, possono determinare malattia nei cuccioli neonati, sia tramite vaccinazione che mediante microrganismi disseminati dagli animali vaccinati. Oppure, vaccinare animali gravidi con vaccini vivi attenutati può esitare in malformazioni fetali (es: ipoplasia cerebellare in gattini per parvovirus felino o malattia miocardica dei cuccioli per parvovirus canino). L’insufficiente inattivazione dei prodotti uccisi o la rivirulentazione di quelli vivi modificati possono dare luogo a reazioni postvaccinali anche gravi: è stato segnalato che i vaccini antirabbici contenenti virus vivo modificato possono indurre nei cani e nei gatti vaccinati una forma clinica di rabbia. In letteratura viene riportato anche un caso di encefalite del cane dovuta a rivirulentazione del virus vaccinale del cimurro.
  • Contaminazione del prodotto. Le reazioni avverse sistemiche dovute alla contaminazione del prodotto fortunatamente sono abbastanza rare. Il vaccino può venir contaminato da parte di virus, funghi, micoplasmi o batteri, sia nelle fasi di produzione che durante le manovre effettuate per somministrarlo.
  • Mancanza di efficacia del vaccino. Una diversa categoria di risultati negativi è la mancanza di efficacia del vaccino. Il fallimento di un vaccino nel produrre un’adeguata protezione dalle malattie infettive verso le quali è prodotto è chiaramente un serio problema, ma è solitamente dovuto a somministrazioni inadeguate o a soggetti immunodeficienti più che a lotti di efficacia subnormale. E’ importante ricordare che nessun vaccino attualemtne in commercio più rivendicare un’efficacia del 100% sulla base di studi di laboratorio e di campo. Attualmente, le autorità preposte al rilascio in UE richiedono un’efficacia dell’80%. Da tempo è stato riconosciuto che alcune razze di cani (come Rottweiler, Dobermann e Pinscher) hanno una maggior predisposizione alle enteriti da parvovirus che possono essere correlate ad una risposta sub-ottimale alla vaccinazione. Non si è ancora dimostrato il meccanismo di azione di questo.