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Terapia omeopatica della lesione del legamento crociato craniale del cane

Dott. Mauro Dodesini – mauro.dodesini@omeopatiapossibile.it

Motivazioni per una scelta terapeutica SPONTANEA:

  • rispetto dell’integrità anatomica del proprio animale
  • volontà di evitare al proprio animale una serie di difficoltà e sofferenze non obbligatorie
  • stimolare il recupero funzionale di un paziente dopo un intervento chirurgico
  • impossibilità di farsi carico di un gravoso onere finanziario

Motivazioni per una scelta terapeutica CONSIGLIATA:

  • paziente anziano
  • paziente particolarmente defedato
  • paziente affetto da patologie tanto debilitanti da considerare l’anestesia generale di lunga durata un rischio per la sua vita

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La terapia omeopatica si propone l’ottenimento di tre obiettivi: miglioramento sintomatico, ripresa della funzionalità, prevenzione dell’ipotrofia muscolare. Questi tre aspetti si attuano contemporaneamente. E’ fondamentale precedentemente stabilire una diagnosi per non sopprimere il dolore senza avere diagnosticato il problema primario. L’effetto della terapia può tranquillizzare i proprietario ma far ritardare la diagnosi approfondita, una prognosi reale e il trattamento adeguato al caso.

Il Rimedio Omeopatico si propone di:

  • alleviare rapidamente il dolore evitando una prolungata stimolazione centrale,
  • avere un’attività antinfiammatoria,
  • aiutare la ripresa di una mobilità il più vicino possibile alla sua normalità,
  • migliorare la stabilità articolare attraverso l’unità MTL  attraverso il miglioramento del contenimento articolare attivo e passivo.
  • prevenire e\o contenere il danno e la perdita cartilaginea,
  • stimolare la riparazione della cartilagine,
  • normalizzare la viscosità del liquido sinoviale e la relativa lubrificazione articolare
  • essere efficace nella fase acuta e iperacuta
  • avere un ruolo di efficace prevenzione delle ricadute.

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Fase Iperacuta :

la sintomatologia dolorosa va risolta con la somministrazione di un Rimedio Omeopatico Situazionale. Questo viene diagnosticato e quindi prescritto rispettando la Legge di Similitudine

sulla base della manifestazione dei sintomi caratteristici del paziente.

Nella mia esperienza ho verificato che il paziente presenta più frequentemente tre atteggiamenti, anche se ovviamente il quadro dei sintomi è decisamente più ampio :

A)   L’arto posteriore dolente è debole ed è percorso da tremori e contrazioni.

B)   L’arto posteriore traumatizzato è caratterizzato da un’estrema debolezza : viene evidentemente trascinato mentre cammina.

C)   La sintomatologia è caratterizzata dai dolori lancinanti al ginocchio che non ne permettono

il carico sia quando è fermo sulle quattro zampe che mentre cammina.

Terapia di mantenimento

Ricerchiamo il Rimedio Omeopatico costituzionale del paziente che permette il ripristino e il mantenimento duraturo dell’equilibrio energetico. L’effetto spesso risulta prodigioso: si ristabilisce un’andatura normale e si permette al paziente di riprendere sia un’attività fisica che un’attività sportiva normali senza rinunciare a nessun movimento.

A seconda del tipo di diluizione (CH, K, LM) del rimedio prescritto, la dose somministrata al paziente può essere di una volta al giorno per più giorni o per diverse settimane consecutive.

Normalmente ogni 3-4 settimane va aumentata la potenza del rimedio omeopatico soprattutto nelle prime fasi della terapia a causa dell’esaurimento dell’effetto della potenza precedente.

Nei casi cronici una volta ottenuto un buon livello della mobilità è possibile passare ad una somministrazione alla settimana o al mese per mantenere il recupero di una buona e duratura mobilità.

Lo stimolo energetico

è un’informazione che stimola i processi “omeostatici”, o meglio “omeodinamici” dell’organismo con diversi obiettivi a seconda dell’età del paziente

  • ADULTO: sostegno
  • ANZIANO: ottimizzazione della compensazione

Come si verifica:

 

 

  • la diagnosi strumentale è soltanto una parte della diagnosi e della prognosi
  • preponderante è la verifica dello stato di salute globale del soggetto
  • per esempio nel caso di un animale affetto da grave problema ortopedico la verifica della qualità dell’andatura del soggetto nel tempo. Il riscontro della velocità di recupero funzionale in occasione della comparsa di recidive sempre meno frequenti.
  • la conferma di quanto detto è che il quadro radiologico può anche peggiorare ma NON LIMITA nessun aspetto della vita del paziente, andatura e attività fisica comprese

Conseguenze

Non è fondamentale seguire il protocollo terapeutico, che resta un riferimento valido soprattutto a livello didattico e di comprensione della patologia, ma che viene superato dall’acquisizione dell’esperienza clinica. Ma è fondamentale è la verifica della capacità reattiva del paziente.

Ipotesi di meccanismo d’azione

Un risultato tanto eclatante fa sorgere una domanda : come è possibile che un paziente lesionale con una terapia esclusivamente omeopatica possa recuperare in breve tempo guarire dalla sintomatologia dolorosa e ripristinare una mobilità normale ?

E’ necessario ipotizzare un nuovo equilibrio anatomo-fisiologico che giustifichi questo risultato attraverso il recupero e il mantenimento della stabilità articolare dell’articolazione del ginocchio.

Questo equilibrio si materializza in un aspetto rilevabile costantemente : con l’ipertrofia e la fibrosi della capsula articolare che ottimizzano la stabilizzazione articolare.

Questa fibrosi indotta dall’assunzione del Rimedio Omeopatico non riduce la possibilità di esecuzione dei movimenti di flessione ed estensione del ginocchio ma li permette in piena fluidità e in assenza di dolore.

La scomparsa del dolore permette l’appoggio dell’arto e il suo relativo uso, che a sua volta determina una mancata atrofia e il successivo sviluppo della componente muscolare.

Il contenimento dell’articolazione e la possibilità di svolgere tutti i movimenti sono il traguardo ottenuto.

Mi preme sottolineare che queste fasi che noi suddividiamo per facilitarne la comprensione avvengono contemporaneamente nel nostro organismo.

L’informazione trasmessa con l’assunzione del Rimedio Omeopatico stimola i processi

OMEODINAMICI “ dell’organismo, che nella tradizione omeopatica sono definiti con il termine di Energia Vitale.

“ L’Energia Vitale è l’insieme delle strutture e delle funzioni dell’organismo (inteso come entità auto-organizzata, aperta e dotata di “ teleonomia ”, cioè orientata verso le funzioni superiori della nostra esistenza) che, attraverso messaggi informazionali di varia natura, tendono a mantenere l’equilibrio sistemico di sensibilità e di attività, nonché l’adattamento all’ambiente.

Più semplicemente, l’Energia Vitale è la “reattività sistemica”, l’insieme dei meccanismi fisio-patologici che permettono all’organismo di mantenersi in equilibrio, cioè in uno stato di salute.“ (definizione elaborata dalla Officina Homeopathica Internationalis).

Prognosi energetica

è deducibile soltanto “a posteriori”. Dopo la somministrazione del rimedio omeopatico corretto il paziente è in grado di:

  • recuperare un buon livello di autonomia
  • mantenere l’autonomia nel tempo

Limiti della metodica omeopatica:

  • difficoltà di diagnosi del rimedio corretto attraverso una gerarchizzazione scorretta dei sintomi
  • difficoltà di valutazione della capacità reattiva del paziente
  • difficoltà di interpretazione del riferito del proprietario

Fattori condizionanti e limitanti:

situazioni verificabili da chiunque quando si ampliano gli orizzonti di approccio e relazione al paziente

  • postumi di patologie che debilitano il paziente e ne riducono la capacità reattiva
  • stress emotivo profondo e prolungato nel tempo come:
  1. sindrome abbandonica
  2. morte di familiari
  3. morte di altri animali con cui hanno sempre convissuto
  4. difficoltà di interazioni o umani appartenenti al nucleo familiare
  5. cambio di residenza o trasferimento al pensionato
  6. cambio di abitudini di vita
  7. sospensione dell’attività fisica, ludica o sportiva
  • lunghi periodi di trattamento con farmaci convenzionali
  • pazienti sottoposti ad intervento chirurgico
  • pazienti sottoposti a lunghi periodi di immobilizzazione
  • difficile comprensione da parte del proprietario dell’evolversi della terapia
  • concomitanti gravi endocrinopatie (morbo di Cushing, morbo di Addison..)

Differenze tra approccio tradizionale e omeopatia:

diverso approccio al paziente:

  • uguale iter diagnostico
  • diversi parametri di riferimento