Introduzione

Introduzione

Dott.ssa Chiara Dissegna – chiara.dissegna@libero.it


Nella sua concezione originaria, la vaccinazione si propone di imitare lo sviluppo dell’immunità naturalmente, acquisita mediante l’inoculazione di componenti non patogene, ma ancora immunogeniche, di un determinato microrganismo.

Il termine “vaccino” è stato coniato da Edward Jenner per descrivere la sua scoperta. Medico condotto delle campagne inglesi, inoculò per la prima volta nella storia della medicina il virus del vaiolo bovino nel braccio di un bambino rendendolo così immune dal virus del vaiolo umano.

E’ indubbia l’importanza del ruolo svocanelto dalle vaccinazioni nel corso degli anni, sia in campo umano che in campo veterinario. Numerosi cani e gatti hanno tratto benefici dagli ultimi 50 anni di vaccinazioni. Tuttavia il vaccino è diventata oggi una routine: si è completamente perso di vista l’importanza di questo atto. Si vaccina perchè ormai è un’abitudine e perché per molti veterinari la vaccinazione rappresenta spesso una delle entrare economiche principali. Pensare che tutti i cani e gatti che entrano in un ambulatorio debbano essere vaccinati ogni anno con tutti i  vaccini in commercio è un grave errore.

Bisogna ricordare che la vaccinazione è un atto medico ed è un dovere del clinico, quando prende questo tipo di decisione, valutare lo stato di salute del paziente, ma soprattutto capire il rischio di esposizione e di infezione che effettivamente corre l’animale.

La crescente attenzione sulle reazioni avverse date dai vaccini, quali sviluppo di fribrosarcomi soprattutto nel gatto e di malattie immunomediate nel cane (es. anemia emolitca, trombocitopenia e poliartrite) ha indotto i veterinari e i proprietari di animali a ripensare al rapporto rischi/benefici associato alla vaccinazione annuale di cani e gatti adulti.

L’American Association of Feline Pratictioner pubblicò un rapporto di una commissione di esperti riguardanti i vaccini per gatti, nel quale si raccomandava che i gatti venissero vaccinati contro un solo antigene (nello specifico il parvovirus, agente della panleucopenia) ogni tre anni invece che ogni anno. Ovviamente il rapporto non passò inosservato: molti veterinari si opposero violentemente, ritenendo che ogni pratica diversa dalla vaccinazione annuale dei gatti adulti sarebbe stata tecnicamente scorretta, irrazionale e forse anche pericolosa per la salute dei pazienti. Oggi, quella raccomandazione di vaccinare ogni 3 anni è ancora valida e anzi estesa ad altri antigeni, quali l’herpesvirus felino tipo 1 e il calicivirus.

Non solo, esiste la raccomandazione di interrompere la somministrazione abituale delle vaccinazioni annuali di richiamo per i cani adulti (virus del cimurro e parvovirus) e i gatti adulti (parvovirus, herpesvirus, calicivirus). L’incidenza del cimurro e della parvovirosi canina e felina è virtualmente nulla negli animali vaccinati (superiori ad un anno di età). Inoltre, la protezione indotta dalla vaccinazione contro questi virus sembra essere efficace per un periodo di tempo anche di 5 o 6 anni. I piani vaccinali dei cani e gatti adulti del prossimo futuro sembrano essere piuttosto incentrati su intervalli di richiamo che, almeno per certi vaccini, possono raggiungere anche i 3 anni.

E’ noto che i vaccini contro agenti patogeni come parainfluenza canina, Bordetella Bronchiseptica e virus della leucemia felina (FeLV) non proteggono contro queste malattie per più di un anno. E’ probabile che le vaccinazioni annuali di richiamo continueranno ad essere consigliate per i soggetti considerati a rischio di contrarre le malattie causate da questi microrganismi. Sebbene le vaccinazioni di richiamo annuali siano ancora consigliate, il reale rapporto rischi/benefici della vaccinazione contro FeLV e FIP non pare rendere ragione del gran numero di gatti rivaccinati annualmente.