Che cos’è la malattia

 



La Scuola allopatica e la scuola omeopatica, le due correnti della medicina dominanti, hanno due differenti punti di vista ed anzi totalmente all’opposto, nei riguardi della malattia, della sua natura, della sua causa e della sua terapia.

 

boccettini2

 

La scuola allopatica (cosiddetta ortodossa od ufficiale) considera la malattia come un’entità positiva e materiale, causata dall’invasione dall’esterno nell’organismo di elementi estranei o da un elemento responsabile della noxa, i quali devono essere antidotati, distrutti od espulsi nel modo più diretto possibile. Questa visione puramente materiale della malattia culmina nella cosiddetta «teoria microbica» (Pasteur), (materialismo) .

La scuola omeopatica, al contrario, sostiene che la malattia è una alterazione dinamica dell’ equilibrio armonioso che, in stato di salute, esiste tra il corpo materiale e la forza vitale (dinamis) che anima il corpo stesso (vitalismo).

Il paragrafo 16 dell’«Organon» stabilisce, come il corollario più importante, che le malattie provengono da alterazioni dinamiche che, quindi, le nostre sostanze curati ve devono possedere una simile qualità dinamica.

L’evidenza materiale (lesioni anatomiche) delle malattie croniche che si manifesta nel corpo fisico, è il risultato di una lunga e continua alterazione della forza vitale, probabilmente pervertita durante la vita di un individuo e sollecitata da una tendenza ereditaria che si è accumulata durante le molte generazioni ancestrali precedenti.

Evidentemente questo è uno dei punti «Shock» per tutti coloro che si accingono allo studio dell’Omeopatia, soprattutto per coloro che sono stati educati all’Università a ragionare in modo opposto. È difficile convincersi per costoro, che è il soggetto totalmente che è malato e non una sola regione del corpo od un solo organo.

Per gli omeopatici vi sono serie conseguenze sul risultato della terapia quando l’importanza di questa legge non è ben compresa; tentativi di cura rimuovendo organi affetti, parti ammalate, tumori ecc., tutte metastasi morbose venute fuori dopo il primo attacco della malattia, che è stata solo palliata, soppressa o repressa. La forza vitale che è stata riordinata e rimessa in equilibrio dai rimedi dinamici omeopatici, indicati caso per caso in base ai sintomi simili, al contrario, fa sparire tutti i sintomi in modo sorprendente.

pestello2Le funzioni organiche non sono completamente indipendenti, anzi sono in stretta correlazione fra i vari organi, né tanto meno un solo organo od apparato si ammala per suo conto in modo indipendente; tutte le funzioni sono necessarie per un giusto funzionamento dell’economia del corpo. Un organo non si può ammalare solo perché le sue funzioni s’indeboliscono e perciò disturbano le normali funzioni degli altri organi, fino a un limite più grande o più piccolo, attraverso stimoli non fisiologici.

Questa è la strada quindi per cui l’intera economia del soggetto diviene ammalata e per cui la totalità dei sintomi è indice di condizioni morbose ed una guida per la terapia.

Le malattie organiche sono mutamenti nella struttura degli organi stessi.

Questa condizione deriva da alterazioni primitive di natura funzionale. Questo stato patologico non è completamente rivelato dall’esame del malato, ma attraverso le sensazioni e le funzioni di alcune parti dell’organismo rilevate dal paziente (tutto ciò viene a mancare in Veterinaria e la cosa tende a divenire per noi più difficile) (sintomi soggettivi) o osservate dal medico (sintomi oggettivi). Questi sono «i sintomi morbosi».

In sintesi, quindi, malattia è prima di tutto «cambiamento di stato» cioè alterazione dell’equilibrio dinamico dell’ organismo in toto, culminante nella disfunzione dei processi vitali, e che è seguito dalla crescita di cellule patologiche o da mutamenti dei tessuti.

Probabilmente questo è il punto di più difficile interpretazione di tutta la filosofia omeopatica ed il meno facile da accettare. A meno che lo studente abbia chiaramente compreso che i processi vitali del paziente possono essere presi in considerazione cosi bene che la parte od organo che è ammalato, una volta curato non si riammala.